Attenzione selettiva: allenare la mente alla concentrazione.

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attenzione selettiva concentrazione

Attenzione selettiva?

Cos’è?

E come può aiutarci ad essere più produttivi?

L’attenzione selettiva.

Che stiamo facendo un lavoro semplice o complicato, studiando, rispondendo ad una mail, concentrarci adeguatamente è il modo migliore per ottimizzare le nostre risorse mentali, concludendo nel miglior modo possibile e senza inutili perdite di tempo il compito da svolgere.

A volte però concentrarsi non è così semplice, perché la presenza di altre persone o semplicemente la consapevolezza della moltitudine di compiti da svolgere possono distrarci.

Un valido aiuto ci può venire dall’attenzione selettiva: una capacità che ognuno di noi possiede…ma che può essere allenata e migliorata!

L’attenzione.

L’attenzione è, in generale, “un processo cognitivo che permette di selezionare alcuni stimoli ambientali tra i molti disponibili ad un dato momento e di ignorarne altri”.

Lo studio dell’attenzione selettiva è stato avviato da Colin Cherry, scienziato cognitivo britannico.

Il meccanismo dell’attenzione selettiva è il medesimo della concentrazione mentale.

Con una sostanziale differenza però: la concentrazione è un processo volontario, mentre l’attenzione selettiva è una reazione istintiva del nostro cervello.

Ma procediamo con ordine.

L’evoluzione delle nostre capacità cognitive.

Si sente spesso dire che i bambini “sono come spugne”: imparano immediatamente qualunque cosa.

Spesso, anzi, imparano ben più di ciò che viene loro proposto.

Certamente nessuno può pretendere che un bambino passi ore a concentrarsi solo su uno specifico argomento.

Non si tratta – come molti credono – di mancanza di buona volontà o disciplina.

Le ricerche svolte hanno infatti chiarito come si evolvono le capacità cognitive del nostro cervello.

L’attenzione distribuita.

Fino a circa sette anni di età l’attenzione selettiva è praticamente ignota al nostro cervello.

Prima di questa età non siamo di fatto in grado di selezionare gli stimoli che ci raggiungono, distinguendo le informazioni essenziali da quelle inutili.

Si parla perciò di attenzione distribuita: un bambino recepisce tutte le informazioni contenute in uno stimolo specifico, notando così particolari che ad un adulto sfuggono completamente.

L’attenzione selettiva.

A partire dai sette anni di età le connessioni cerebrali iniziano a maturare progressivamente, sviluppando le nostre capacità di focalizzazione.

Il nostro cervello cresce e si evolve, fino alla completa maturazione.

Con il passare degli anni perdiamo così progressivamente gran parte della capacità di notare automaticamente ogni particolare o dettaglio.

Il nostro cervello impara di fatto a distinguere le informazioni rilevanti da quelle meno importanti o addirittura inutili.

L’attenzione selettiva.

Parlando di attenzione selettiva possiamo distinguere due macro aree, riferite agli organi sensoriali specificamente coinvolti:

👂 Attenzione selettiva uditiva: l’ascolto selettivo.

Il fenomeno è stato spiegato con un esempio dal quale discende il nome con cui spesso viene definito: effetto cocktail party.

Immaginiamo di trovarci ad una festa molto affollata con musica e diversi gruppi di persone che conversano tra loro.

Siamo insomma letteralmente bombardati da una moltitudine di stimoli sonori.

Ciononostante, siamo in grado di chiacchierare con una singola persona senza distrarci.

La nostra attenzione è focalizzata su uno specifico elemento (la voce dell’altra persona), permettendoci così di ignorare tutti gli altri suoni.

In alternativa, in mezzo a tutte quelle persone, mentre ci limitiamo ad ascoltare la musica, può capitare che la nostra attenzione venga improvvisamente richiamata se sentiamo pronunciare il nostro nome.

👀 Attenzione selettiva visiva: l’effetto zoom (o fascio di luce).

La metafora dello zoom spiega molto bene il meccanismo per cui visualizziamo solo uno specifico elemento, mentre gli altri (di contorno) restano sfocati, proprio come succederebbe in una fotografia.

Il gorilla invisibile.

Due psicologi sperimentali, Paul Chabris e Daniel Simons, nel 1999 hanno messo a punto un esperimento che è poi diventato un grande classico della psicologia: il gorilla invisibile.

Un gruppo di persone (la metà con una maglia bianca, l’altra metà con una maglia nera) si passano una palla: allo spettatore viene chiesto di contare quanti passaggi fanno le persone con la maglia bianca.

Oltre metà di coloro che hanno partecipato a questo esperimento ha contato i passaggi, anche se mancandone alcuni nel conteggio.

L’elemento sorprendente è che non si siano resi conto che, ad un certo punto, in mezzo al gruppo passava una persona con un costume da gorilla!

Se ti interessa vedere l’esperimento dal vivo lo puoi trovare qui.

Come sfruttare l’attenzione selettiva.

Come detto, l’attenzione selettiva è un meccanismo automatico del nostro cervello.

Essere consapevoli della sua esistenza ci può essere però di grande aiuto.

⚠️ Come per qualunque altro aspetto legato alle funzioni cerebrali, pur essendoci elementi base sempre uguali la capacità di attenzione resta comunque soggettiva.

Prestare attenzione a come funziona il nostro cervello ci permetterà comunque di affinare questa capacità.

Identificando quali stimoli ci distraggono potremo ad esempio fare in modo di eliminarli o di limitarli al massimo.

Potremo inoltre esercitarci per migliorare la nostra capacità di attenzione, traendone vantaggi in molti sensi:

  • potremo svolgere la nostra attività anche in situazioni difficili (ad esempio un ufficio affollato oppure rumoroso);
  • impareremo più facilmente;
  • faremo meno errori;
  • porteremo a termine un compito in meno tempo, ottimizzando contemporaneamente le nostre energie e le nostre risorse;
  • senza distrazioni saremo liberi di focalizzare i nostri pensieri sull’attività di cui ci stiamo occupando, magari riuscendo anche a migliorarla (ad esempio trovando metodologie differenti, oppure soluzioni alternative ad un problema).

Organizzazione, disciplina e allenamento.

La consapevolezza delle nostre capacità cognitive è però solo l’inizio di un percorso, per portare avanti il quale occorre lavorare e migliorare.

Perfezioniamo l’organizzazione.

Il tema dell’organizzazione è per me fondamentale: non a caso ho scritto molto in proposito. 😊

E non si tratta certo di una questione solo “pratica”, perché di fatto possiamo organizzare:

L’organizzazione può essere declinata per ogni situazione, oggetto o aspetto delle nostre attività.

⚠️ Ricordiamoci però che anche l’organizzazione è molto soggettiva.
I metodi che possiamo utilizzare sono moltissimi: l’importante è trovare quello che più si adatta alla nostra attività ed alle nostre attitudini personali.

Sforziamoci di essere disciplinati.

Darci delle regole, un metodo, un obiettivo è il primo passo: purtroppo non sempre è facile rispettare ciò che ci siamo posti come obiettivo.

L’impegno è ovviamente un elemento essenziale, ma per aiutarci possiamo anche usare piccoli trucchi.

Ad esempio:

⓵ Impariamo ad eliminare ciò che ci distrae, come le notifiche di posta elettronica e messaggi, tanto per citare uno dei motivi di distrazione più frequenti ed invasivi;

⓶ Evitiamo per quanto possibile il multitasking.
Svolgendo più attività contemporaneamente abbiamo certamente l’impressione di risparmiare tempo…si tratta però solo di un’impressione!
Ogni volta che passiamo da un compito ad un altro interrompiamo necessariamente la concentrazione.
Il nostro cervello deve “resettarsi” per passare alla successiva attività.
Finiamo così, inevitabilmente, per sprecare molte più energie, perdere più tempo ed aumentare il rischio di commettere errori.
Per esperienza personale, posso confermare che lavorare in questo modo è sfiancante e lascia la sensazione a fine giornata di non aver concluso nulla!

Alleniamo la nostra mente.

Possiamo usare il tempo libero per cimentarci con esercizi di memoria o matematica.

Dilettarci con rebus, indovinelli o parole crociate.

Anche la meditazione (penso ad esempio allo yoga) può essere molto utile: imparare a respirare per rilassarci, migliorare l’ossigenazione e focalizzare i pensieri.
Liberare la mente è essenziale per mantenere, anche a lungo, un buon livello di attenzione.

Ci sono poi molti esercizi specifici, utilizzati anche in ambito psico-pedagogico, appositamente pensati allo scopo e reperibili gratuitamente.

Sul sito dell’Università di Trento, solo per citare un esempio, ho trovato molti esercizi utili.

Concludendo.

Migliorare la nostra capacità selettiva ci permette di razionalizzare il nostro tempo, svolgendo qualunque incarico con più precisione e facilità.

Possiamo diminuire i livelli di stress al quale siamo sottoposti.

Abbiamo la possibilità di potenziare la nostra memoria ed imparare più facilmente.

In ultima analisi disponiamo di uno strumento per migliorare noi stessi!

E tu che rapporto hai con l’attenzione?

Ti distrai facilmente oppure riesci a concentrarti anche in mezzo al finimondo?

Hai mai svolto esercizi per migliorare l’attenzione?
Per quali attività?

Se ti va condividi il tuo pensiero lasciando un commento.

Altrimenti puoi contattarmi: non perdo mai l’occasione di un confronto diretto su un argomento interessante!

Grazie e a presto.

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